Una mostra a tre dimensioni modellini, bozzetti, foto e elementi scenici dal 24 settembre al 6 dicembre 2009
a cura di Giorgio Ursini Uršič in collaborazione con Roma MultiServizi, Zetema Progetto Cultura
C’è stato un tempo in cui gli scenografi dovevano solo creare immagini complementari: il loro compito era dare un contesto alle suggestioni previste rigidamente dagli autori. Poi c’è stata un’epoca in cui la scenografia doveva presentare ai nostri occhi solo il vero ambiente sociale in cui vivevano i personaggi dell’azione drammatica. In un altro tempo ancora, si è creduto che la migliore scena fosse quella che non si vedeva. E infine si è pensato pure che la scena fosse un fondale decorativo dell’opera drammatica.
La storia del teatro di questo secolo ci mostra che la nozione tradizionale di “scena” è superata. Il mestiere di “scenografo” di teatro non consiste più nell’ornare oabbellire, nel creare lo “scrigno” di una rappresentazione. Al di là delle differenze di stile, la scenografia costituisce un’interpretazione del dramma. Deve certamente ancora, in numerosi casi, precisare o suggerire i luoghi dell’azione, ma prima di tutto la rappresenta, ne mette in risalto e ne sottolinea isignificati. La scenografia partecipa allo svolgimento spaziale e temporale del dramma, poiché essa propone un “linguaggio per l’occhio” che permette allo spettatore di comprendere la visione globale dell’opera. Essa costituisce la“condizione plastica del dramma”.
Mettere in mostra Ezio Frigerio, significa cercare di mettere ordine nella memoria di noi stessi, e del nostro secolo, del nostro teatro; al contempo dando il nostro piccolocontributo a quella strenua battaglia contro l’effimero delle repliche che il teatro combatte da quasi duemila cinquecento anni. La scenografia di Ezio Frigerio non è solo arte visiva: è il frutto della lezionedi teatro di un artista che lascia volteggiare la poesia dentro lo spazio.Artefice della terza dimensione della scenografia e di una nuova interpretazione prospettica dello spazio teatrale, Frigerio ha operato negli anni una vera e propria rivoluzione delle torri sceniche dei vecchi teatri all’italiana. Una ricerca che ha avuto come obiettivo costante l’individuazionedell’essenzialità dell’immagine. Tutte le discipline, del resto, sono semprestate tirate in ballo per spiegare l’evoluzione della scenografia, dalla pittura all’architettura, dalla scultura alla meccanica, ma in realtà il segreto, la sua grandezza e il suo sublime limite, è quello di essere teatro. E come tale, sera dopo sera, chi si avvicinerà a questa esposizione, sentirà -speriamo - il fascino del teatro, la sua in finitezza, la sua impossibilità di essere chiuso nelle maglie strette della memoria.
Giorgio Ursini Uršič
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