seks hikayeleri seks hikayeleri youjizz xnxx pornhub Calendario teatro - Ceccano (FR) - 2008/2009 | Teatri nella rete (2007-2009) | Teatro Archivio
 

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Calendario teatro - Ceccano (FR) - 2008/2009 PDF Stampa E-mail

7 novembre
Orchestra Popolare Italiana dell'Auditorium Parco della Musica di Roma
diretta da Ambrogio Sparagna
BBELLA FATTE CHIAMÀ
canti d'amore della campagna romana

bbella fatte chiama

Bbella fatte chiamà è una grande festa di musica che si propone di ricongiungere idealmente l’antico mondo contadino e pastorale al cuore pulsante della contemporaneità, attraverso il potere comunicativo della musica popolare. Bbella fatte chiamà è il titolo di uno strambotto laziale particolarmente diffuso nell’area della campagna romana che diede lo spunto, nel 1930, a Goffredo Petrassi e Giorgio Nataletti per realizzare la prima importante raccolta antologica di canti popolari laziali elaborati per voce e pianoforte. In quegli anni molti compositori italiani si sentivano attratti dal carattere originale del canto popolare e dalle immagini agresti che essi evocano tanto da realizzare numerose elaborazioni per canto e pianoforte in cui cercavano di “restituire”, secondo lo stile dell’epoca, le atmosfere popolari. Questa forza espressiva costruita con l’impiego di semplici strutture poetiche distornelli, strambotti e canti narrativi continua ancora oggi a generare una grande attrazione soprattutto nelle nuove generazioni. Lo spettacolo Bbella fatte chiamà propone la bellezza di questo modello di canto popolare, costruito prevalentemente in endecasillabi, per cantare alla “maniera” antica dei contadini della campagna romana il sentimento dell’amore, vissuto nella sua interezza e semplicità.

27 e 28 novembre
Le belle bandiere
Diablogues
Teatro degli Incamminati
Teatro Comunale “Ebe Stignani” di Imola
LE SMANIE PER LA VILLEGGIATURA
di Carlo Goldoni
adattato, diretto e interpretato da Elena Bucci, Stefano Randisi, Marco Sgrosso, Enzo Vetrano

le smanie della villeggiatura

Premio ETI Gli Olimpici del Teatro 2007 nella categoria Miglior Spettacolo di Prosa
Erede apparente della grande tradizione della commedia dell’arte italiana e suo magistrale traditore, Goldoni ha trasformato i suoi testi in brucianti manifesti e denunce di una crisi sociale e umana vissuta dai personaggi come malinconia. Alla fine della rilettura delle ‘Smanie’, che non lascia un attimo di respiro per il ritmo incalzante dei duetti, dei rovesciamenti, delle battute, si arriva a percepire un senso di vuoto e di sgomento. Quell’affannarsi intorno a futili problemi, quell’enorme dispendio di tempo, sentimenti e denaro in funzione dell’apparire, quell’intrecciarsi di rapporti incendiati dalla rivalità e dall’ipocrisia, dove l’amore e la passione prendono la forma quieta del dovere e della rispettabilità e l’odio si traveste di smancerie, assomiglia tanto ai modelli di vita che la nostra cultura del quotidiano ci offre attraverso la finzione televisiva, che permea le nostre vite a tal punto da diventare reale e trasmigrare nel pensiero e nei comportamenti.
Divertendoci, intrigandoci, Goldoni dolorosamente ci ammonisce, ma senza pedanteria. La normalità dei suoi personaggi, l’apparente banalità delle loro motivazioni ci dice che siamo tutti vicini al rischio di essere pallidi e ridicoli fantasmi di uomini e donne, simulacri agitati da passioni piccole e meschine, prigionieri di desideri che ci portano lontani dalle grandi mete che potremmo raggiungere.

10 e 11 dicembre
Teatri Uniti
O. T. C. Onorevole Teatro Casertano
MAGIC PEOPLE SHOW
dal romanzo di Giuseppe Montesano
diretto e interpretato da Enrico Ianniello, Tony Laudadio, Andrea Renzi, Luciano Saltarelli
oggetti di scena Underworld
drammaturgia di Giuseppe Montesano
costumi Laurianne Scimemi
suono Daghi Rondanini
luci Lucio Sabatino
aiuto regia Francesco Paglino

magic people show

Magic People!
Ridicoli mostri drogati dal sogno del denaro, prigionieri illusi di essere liberi, gaudenti che hanno seppellito la passione e l’amore.
Su un ritmo vertiginoso da commedia nera, Giuseppe Montesano chiama in scena il suddito televisivo, il consumatore globale, l’uomo medio assoluto, lo schiavo della pubblicità, e poi i risanatori dell’economia nazionale, i venditori di spiagge, i venditori di aria da respirare, i venditori e i compratori di anime. In un crescendo che mescola l’opera buffa e il dramma si scoperchia il formicaio brulicante di questo avanspettacolo postmoderno.
Un ilare e tragico romanzo teatrale dell’Italia malata di questi ultimi anni. Un comico, feroce e colorito avanspettacolo pop da farsaccia dove gli attori scoprono le piaghe di una presunta modernità livida e terribile, dove il caldo è soffocante e i black out continui.
Illuminati da una ribaltina portatile da misero show à la carte, accompagnandosi con musiche ad armonie impoverite per adeguarsi ai telefoni cellulari, gli attori traghettano i Ciro Vittima, i Francesco Tòtano, i Tommaso Lapanza e gli Eugenio Topo verso il porto sereno dei prestiti veloci, degli acquisti, dei condoni, dell’omologazione assoluta.
Avranno dei rimorsi?

15 e 16 gennaio
Compagnia Mario Chiocchio
Balletto di Roma
in collaborazione con
Taormina Arte 
Peppe Barra, André De La Roche
LA FAVOLA DI AMORE E PSICHE
di Renato Giordano da L’Asino d’Oro di Apuleio
con Francesca Nunzi, Francesca Marini
e con la partecipazione di Piero Caretto
danzatori Francesco Apruzzi, Antonio Balsamo, Sara Buratti, Erica Ferrero, Rosy Loconte, Giammarco Stefanelli
coreografie André De La Roche
costumi Sabrina Chiocchio, Cristina Gaetano
scene Leonardo Conte, Alessandra Panconi
musiche originali Gabriele Coen, Paolo Del Vecchio, Mario Rivera
regia Renato Giordano

la favola di amore e psiche

“C’erano una volta un re ed una regina che avevano tre figlie bellissime” così inizia La Favola di Amore e Psiche, cuore del romanzo L’Asino d’Oro di Apuleio. È proprio l’inizio di tutte le Favole e si può ben dire che questa sia l’archetipo di tante fiabe moderne… in un certo senso, la favola delle favole. L’opera di Apuleio è un gran pastiche culturale dotato di una lingua strabiliante, multietnica, che salta vertiginosamente dall’arcaismo al neologismo, emblema di un artista vissuto all’epoca in cui l’impero romano era un crogiuolo di lingue e culture, filosofie e religioni. Ho provato a riportare in qualche modo questa intraducibile caratteristica utilizzando e mischiando all’italiano il napoletano, il siciliano ed insieme a loro anche il latino e frammenti in altre lingue ancora (greco, aramaico…). Per raccontare la più bella e suggestiva storia d’Amore di tutti i tempi, dove ci viene insegnato che dall’unione tra l’Amore e la Psiche si genera la Voluttà e la assoluta compenetrazione delle Anime.
Renato Giordano

29 e 30 gennaio
Fabbrica
La Biennale di Venezia
SCEMO DI GUERRA
Roma, 4 giugno 1944
scritto, diretto e interpretato da Ascanio Celestini

scemo di guerra

Mio padre raccontava una storia di guerra. Una storia di quando lui era ragazzino. L’ho sentita raccontare per trent’anni. È la storia del 4 giugno del 1944, il giorno della Liberazione di Roma. Per tanto tempo questa è stata per me l’unica storia concreta sulla guerra. Era concreta perché conoscevo le strade di cui parlava. Conoscevo il cinema Iris dove aveva lavorato con mio nonno e poi era concreta perché dopo tante volte che la ascoltavo avevo incominciato a immaginarmi pure i particolari più piccoli del suo racconto. Ogni volta che raccontava faceva delle digressioni, allungava o accorciava il discorso inserendo episodi nuovi o eliminando parti che in quel momento considerava poco importanti. Così quando ho incominciato a fare ricerca ho deciso di registrarlo e provare a lavorare sulle sue storie.
Da queste storie nasce Scemo di guerra.
Nello spettacolo si ritrovano alcuni avvenimenti molto conosciuti come il bombardamento di San Lorenzo o il rastrellamento del Quadraro con più di mille persone deportate. Alcuni fatti sono veramente accaduti a lui come quando ha rischiato di farsi ammazzare mentre raccoglieva una cipolla. Alcuni sono altrettanto veri, ma li ho ascoltati da altre persone come la storia del soldato seppellito vivo all’Appio Claudio. Certe cose me le sono inventate io o le ho prese da altri racconti di altre guerre che mi è capitato di ascoltare.
Adesso credo che questa sua storia per me sia diventata il modo per mantenere un duplice legame sentimentale: quello politico con la mia città e quello umano con mio padre.

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13 e 14 febbraio
Benvenuti srl

Armunia
PASTICCERI
io e mio fratello Roberto
di e con Roberto Abbiati, Leonardo Capuano
tecnica Alessandro Calabrese, Luca Salata
assistente alla regia Elena Tedde

pasticceri

Due fratelli gemelli.
Uno ha i baffi l’altro no, uno balbetta l’altro no, parla bello sciolto.
Uno crede che la crema pasticcera sia delicata, meravigliosa e bionda come una donna, l’altro conosce la poesia, i poeti, i loro versi e li dice come chi non ha altro modo per parlare.
Uno è convinto che le bignoline siano esseri viventi fragili e indifesi, l’altro crede che le bignoline vadano vendute, sennò non si può tirare avanti.
Il laboratorio di pasticceria è la loro casa. Un mondo che si è fermato alle quattro di mattina, il loro mondo: cioccolata fusa, pasta sfoglia leggera come piuma, pan di Spagna, meringhe come neve, frittura araba, torta russa, biscotto alle mandorle e bavarese: tutto si muove, vola, danza e la notte si infila dappertutto.
Due fratelli gemelli che, come Cyrano e Cristiano, aspettano la loro Rossana, e dove la vuoi aspettare se non in pasticceria?
Due fratelli pasticceri, se li vedi abbracciati, sembrano un’albicocca.
Profumano di dolci e ascoltano la radio: musica, molta musica.

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1 marzo
Teatro Stabile di Genova
Mercadante Teatro Stabile di Napoli
INDIA
di e con Mara Baronti
e con Cristina Alioto, Patrizia Belardi
immagini, scene, costumi Beatrice Meoni
supervisione musicale Chiara Cipolli, Davide Ferrari
musiche Chiara Cipolli, Davide Ferrari, Cristina Alioto, Francesco Menconi
design delle immagini Uovoquadrato
luci Sandro Sussi
regia Alfonso Santagata

india

L’India, il Paese più semplice e complicato allo stesso tempo, dove lontananza e vicinanza sono la stessa cosa; gli dei assomigliano ai nostri del passato, e a quelli del futuro. Fin dalla prima volta che arriva in India, oggi come ieri, un viaggiatore non disattento può percepire la diversità del significato che in questo paese si dà alla vita. Il popolo indiano è portato a credere che soltanto ciò che è eterno è vero e dunque non la storia, i cui accadimenti sono come sabbia mossa dal vento, bensì i Miti, perché raccontano le cicliche interferenze del sovrumano nel mondo del temporale: “l’India è il paese dove gli Dei esistono ancora” , concreti, reali, oggi. India è uno spettacolo che si avvale di artisti italiani e indiani e che utilizza la narrazione, la danza, il canto, la musica per illustrare alcuni grandi miti, quelli sui quali si fonda il senso della vita di questo paese. Le storie propongono, assieme alla visione alta delle origini del popolo indiano, il confronto con i colori i suoni e i sapori della quotidianità.

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7 e 8 marzo
La Piccionaia
Art. 4
AFFARI ILLEGALI DI FAMIGLIA
con lacrime improvvise e trattenute
uno spettacolo di Emanuela Giordano
con Rosaria de Cicco, Matteo Mauriello
musiche Tommaso Di Giulio
scene Andrea Nelson Cecchini
regia Emanuela Giordano

affari illegali

Una madre e un figlio alle prese con la sopravvivenza quotidiana.
Emma e Oscar, in mancanza di una panchina libera, appollaiati come due canarini su una vecchia altalena, si ritrovano posteggiati in un parco. Aspettano di rientrare in possesso del loro bilocale, subaffittato nelle ore pomeridiane ad un guardiano di notte senza fissa dimora.
Affari illegali di famiglia racconta, con una certa dose di (disperato) umorismo una realtà ancora a rischio e in aumento esponenziale: quella delle donne sole, con un figlio a carico, senza lavoro o con un lavoro precario. È la femminilizzazione della povertà, che produce peggiori condizioni sociali, di reddito, di opportunità lavorative. Questo malessere si traduce spesso in una solitudine disperante che impedisce di concepire ed elaborare un’idea sul futuro proprio e dei propri figli. Ho cercato di raccontare questa “strana coppia”, questa “anomalia” sociale, usando anche l’arma dell’ironia, persino della comicità. La commedia umana, come ci ha insegnato Eduardo, è eternamente in bilico  tra la risata e il pianto.
Emanuela Giordano

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26 e 27 marzo
BIS Bideri Spettacoli
Andrea Giordana
OTELLO
di William Shakespeare
traduzione e adattamento Giancarlo Sepe
con Marcello Prayer , Ivana Lotito, Valentina Valsania , Luchino Giordana, Barbara Giordano, Michele Mietto
e con Pino Tufillaro nel ruolo di Roderigo
scene Almodovar
supervisione ai costumi Beatrice Bordone
costumista Anna Lombardi
musiche a cura di Harmonia Team con la collaborazione di Davide Mastrogiovanni
aiuto regista Francesco Brandi
regia Giancarlo Sepe

otello

Un luogo per Otello, un sognatore romantico che scappa dalla realtà cruda, quella dei dolori del cuore, perché  ha paura di soffrire. Egli agisce in una sorta di decanto della reggia (una ballroom?), dove non ci sono veri e propri segni del valore e del grado, ma solo un rifugio, uguale a quello dove gli esseri umani riparano per lenire le proprie ferite, dove vogliono dimenticare, anche solo per un’ora, i tradimenti, gli addii. 
Un personaggio alla deriva, che in onore del suo idealismo e della purezza s’invaghisce degli astri, invece che degli abissi, delle stelle, dei colori, delle musiche. Otello, che solo in un contesto che sente amico, un posto dove dramma e commedia, canzonetta e sinfonia si confondono, può ricreare dentro di sé una originale colonna sonora, anche se aggredito da porte che vomitano i personaggi dei suoi incubi, dei suoi presagi o quelli mossi dalla forza di Jago.
Perdere Desdemona, per il Moro è come dire addio all’illusione di una vita fatta di passioni, a cui sembrava aver rinunciato da tempo. Otello è innamorato della vita fatta d’amore, che  è l’unica vita che ti da l’illusione della giovinezza. L’amore cancella la differenza e fa assomigliare tutti quelli che amano a degli Dei immortali, proprio perchè innamorati. L’Otello è romantico perchè finché si commuoverà sarà vivo.

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16 aprile
PMJO – Parco della Musica Jazz Orchestra
diretta da Maurizio Giammarco
I capolavori del jazz da Ellington a oggi
direzione, arrangiamenti, sassofoni Maurizio Giammarco
arrangiamenti Mario Corvini, Pino Iodice
sax contralto, soprano, clarinetti e flauti Gianni Oddi, Daniele Tittarelli
sax tenore, soprano, clarinetti, flauti Gianni Savelli, Marco Conti
sax baritono, clarinetto, flauto Elvio Ghigliordini
trombe, flicorni Fernando Brusco, Claudio Corvini,Giancarlo Ciminelli, Aldo Bassi
tromboni Mario Corvini, Massimo Pirone, Luca Giustozzi, Roberto Pecorelli
pianoforte Pino Iodice
contrabbasso Luca Pirozzi
batteria Pietro Iodice

i capolavori del jazz

La PMJO Parco della Musica Jazz Orchestra, una delle realtà più consolidate del panorama musicale europeo, è l’orchestra residente dell’Auditorium Parco della Musica prodotta dalla Fondazione Musica per Roma. Composta da 17 musicisti scelti tra i migliori talenti del jazz italiano e diretta con grande intelligenza e passione dal sassofonista e compositore MaurizioGiammarco, ha al suo attivo più di cento concerti sotto forma di progetti originali, di rilettura del repertorio delle grandi orchestre storiche del Jazz e di eventi speciali che hanno coinvolto stelle internazionali come Kenny Wheeler, Norma Winstone, Mike Stern, David Fiuczynski, Uri Caine, Martial Solal, Maria Schneider, Karl Berger, Roy Hargrove, Horacio "El Negro" Hernandez, e un cospicuo numero di altri nomi del panorama nazionale.
La PMJO condurrà il pubblico in un viaggio affascinante tra le opere dei grandi direttori d'orchestra del jazz, tra tradizione e modernità, tra epoche e suoni diversi, tracciando per grandi linee l’evoluzione della musica afroamericana attraverso i vari momenti, eseguendo i classici dei grandi maestri della musica per Big Band come Duke Ellington, Count Basie, Bill Holman, Thad Jones, Mel Lewis, Gil Evans, fino a composizioni contemporanee e temi originali della Big Band.

ORARI
ore 21.00

BIGLIETTI
platea
intero 10 euro
ridotto 5 euro
galleria
5 euro

INFO
Cinema Teatro Comunale Antares
Piazza Berardi
Ceccano (FR)
prenotazioni e biglietti
0775.600109 / 622339

 
 
ENTE TEATRALE ITALIANO - Via G. B. Morgagni, 13 - 00161 Roma - c.f. 00478710585 - p.iva 00903961001
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