Mostra d'arte e di teatro di Dario Fo e Franca Rame
QUADRI, LOCANDINE, COSTUMI, FONDALI, VIDEO dal 15 ottobre 2008 all'11 gennaio 2009 mostra a cura di Marina De Juli, Dominique Gobbo, Eliel Ferreira
L’esposizione, già realizzata in molte città d’Italia e all’estero, è più di una mostra: è un percorso di vita tra arte e teatro di Dario Fo e Franca Rame.
“Tutto comincia da dove si nasce” afferma Fo in un suo dattiloscritto. La mostra è dunque un viaggio a ritroso nel tempo. Attraverso più di 100 quadri si può conoscere il Fo dei giorni nostri, pittore, scenografo, costumista, attore, regista, scrittore, premio Nobel per la letteratura 1997, e il Fo giovane pittore degli anni ’30-’40, allievo dell’Accademia di Brera, ambiente che gli consente di conoscere artisti e intellettuali decisivi per le sue scelte future. Decisivo anche l’incontro, nel 1951, con Franca Rame, compagna di vita e di lavoro alla quale è dedicata un’intera sezione del percorso. La mostra racconta di un Fo scrittore internazionale che, prima di affrontare la parola, ama raccontare col colore ciò che andrà ad esprimere. I suoi dipinti sono circondati da fondali di scena, arazzi, pupazzi in disequilibrio, abiti di scena della sartoria Pia Rame, da teatri per burattini e per le marionette della famiglia Rame. L’incontro delle famiglie Fo e Rame si sviluppa poi tra fotografie di scena, manifesti e locandine, disegnati dallo stesso Fo, e dalla rassegna video degli spettacoli più celebri. Dopo tanto errare tra colori e forme, la pittura ci porta al teatro.
DARIO FO RACCONTA
Ho iniziato a dipingere da bambino. Mia madre, che conosceva la passione che avevo per la pittura, quando non voleva che andassi in giro a far ragazzate con gli altri miei compagni che come me sentivano il “richiamo della foresta”, stendeva sul tavolo di cucina una mazzetta di fogli bianchi, rovesciava una quantità di pastelli, matite colorate e, invitandomi all’orgia, esclamava: “Vai bel testón, spantégami una frappàta di belle figure!” E io, via che mi buttavo a spantegàre colori sul foglio bianco, a rincorrere con giravolte di righe, immagini che montavano una dietro l’altra come le avessi stampate nella memoria. Man mano che entravo nel gioco degli incastri e stendevo spazi, piani di colori, mi prendeva uno sballo d’incanto. Mi ricordo che un giorno andammo a trovare mio zio in Svizzera. Eravamo sul lago Maggiore e il viaggio in barca per raggiungere Brissago era stato una vera e propria avventura. Appena arrivati, ricevetti il più bel regalo della mia infanzia: lo zio nella sua casa mi fece trovare un gran scatola di colori. La afferrò e rovesciò tutti i tubetti sul tavolo: “Guarda che meraviglia… sono di gran marca: ‘Le Frank’. Quando ero bambino ho sempre sognato di avere delle tempere come queste. Sai, io ogni tanto dipingo ancora; hai mai provato a pitturare con colori e pennelli del genere?” E così dicendo, spremendo tubetto per tubetto su un gran piatto, mi ha mostrato come si prepara la tavolozza. Ha intinto un pennello in una terra di Siena, mi ha consegnato il pennello, ha riempito una tazza d’acqua e, ponendo sul tavolo un cartone, ha ordinato perentorio: ”Forza! Fammi vedere se sei davvero quel portento che dicono.” C’era da immaginarselo: emozionato com’ero, ho spegasciàto colore come capita, capita. La mia idea era di rappresentare l’incidente che avevamo avuto il giorno prima sul lago: le cugine che cadono in acqua, la barca che si ribalta, io di sotto nel guscio che mi sbatto disperato. Invece, disastro su disastro, da quel pastrocchio della storia non ne sortiva niente. Alle mie spalle, s’era formata un’ammucchiata di spettatori: c’era tutta la famiglia, mamma compresa, e quattro colleghi gendarmi dello zio, anche loro in divisa con trombe e tromboni… tutti che commentavano entusiasti il dipinto e la mia bravura: “È un artista! Mai visto un mostro simile!” “Cos’è l’arca di Noè?” “No, è la battaglia navale dei Malpaga contro i Borromeo!” Io ero più che convinto che stessero sbroffando elogi a raffica solo per farmi piacere, ma una dozzina di anni dopo, quando già frequentavo l’Accademia di Brera, e sono tornato a trovare lo zio Trombone (così lo chiamavano tutti), mi è capitato di rivedere quel dipinto appeso su un muro, addirittura incorniciato. In quel momento mi sono reso conto che era davvero bellissimo: pareva un Kandinsky! Chissà che fotte mi sarei dato allora se ne fossi stato cosciente, ma - per fortuna e disgrazia insieme - il candore e la consapevolezza non abitano mai allo stesso tempo nella stessa persona. Nella mia vita ho disegnato e dipinto in tutte le forme e con tutti i mezzi: fondali di undici metri per otto d’altezza con figure, visioni di città, donne del Rinascimento che danzano dentro una struttura architettonica di colonne e archi… M’è capitato di dipingere anche ritratti, riproducendo compagni di gioco, personaggi diventati più tardi illustri e anche di qualcuno scopertosi di pessima reputazione. Franca, che si cura dei miei lavori, ha raccolto in centinaia di contenitori appositi alcune migliaia di acquerelli, tempere, incisioni e tele ad olio, tanto che potrei allestire anche quattro mostre contemporaneamente dove presentare centinaia di dipinti. Molte sono le esposizione che mi è capitato di realizzare in tutto il mondo e sempre mi chiedono: “Ma dove trovi il tempo e la voglia di dipingere e disegnare di continuo?”. E immancabilmente io rispondo: “In ogni momento! Soprattutto quando mi trovo in grande allegria, ma anche quando vado in crisi perché non riesco a rendere chiaro un progetto, oppure mentre scrivo un testo e le soluzioni che mi vengono in mente non mi soddisfano. Afferrare una tela o un cartone e cominciare a disegnare, buttar colori e graffiare una tavola appena dipinta è l’unico incentivo infallibile per riuscire a risolvere una situazione scenica complessa o astrusa.” Lo ripeto spesso: se non possedessi questa facilità naturale del raccontare attraverso le immagini, sarei un mediocre scrittore di testi teatrali, ma anche di favole o grotteschi satirici!
rassegna video SALA UMBERTO BARBARO - SECONDO PIANO
dal 15 al 19 ottobre dal 28 ottobre al 2 novembre dall’11 al 16 e dal 25 al 30 novembre dal 9 al 14 e dal 23 al 28 dicembre dal 6 all’11 gennaio
martedì ore 10.30 SETTIMO: RUBA UN PO’ MENO (2h 43’)
mercoledì ore 14.30 IL DIAVOLO CON LE ZINNE (1h 57’)
giovedì ore 14.30 L’ANOMALO BICEFALO (2h 10’)
venerdì ore 10.30 LA STORIA DELLA TIGRE E ALTRE STORIE (2h)
sabato ore 14.30 JOHAN PADAN A LA DESCOVERTA DE LE AMERICHE (2h 19’)
domenica ore 10.30 MISTERO BUFFO parte I° (2h 43’)
dal 21 al 26 ottobre dal 4 al 9 e dal 18 al 23 novembre dal 2 al 7 e dal 16 al 21 dicembre dal 30 dicembre al 4 gennaio
martedì ore 10.30 TUTTA CASA, LETTO E CHIESA (2h 43’)
mercoledì ore 14.30 LU SANTU JULLARE FRANCESCO (2h)
giovedì ore 14.30 HELLEQUIN/HARLEKIN/ARLEKIN/ARLECCHINO (2h)
venerdì ore 10.30 ISABELLA, TRE CARAVELLE E UN CACCIABALLE (2h 30’)
sabato ore 14.30 COPPIA APERTA, QUASI SPALANCATA (1h 15’)
domenica ore 10.30 MISTERO BUFFO parte II° (2h 18’)
SONO DISPONIBILI ALTRI VIDEO DI DARIO FO E FRANCA RAME VISIONABILI ON DEMAND
INGRESSO LIBERO Casa dei Teatri - Villino Corsini Villa Doria Pamphilj largo 3 giugno 1849 Roma (ingresso Arco dei Quattro Venti) orario di apertura: da martedì a domenica ore 10-17 06.45460693 / 060608 www.casadeiteatri.culturaroma.it www.bibliotechediroma.it |