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Generazione Scenario 2009

La Giuria del Premio Scenario 2009 ha valutato i 18 progetti finalisti della dodicesima edizione del Premio.

Nel loro complesso assai diversificate - per opzioni drammaturgiche, formazione e qualità del lavoro attorale, scritture e soluzioni sceniche, contenuti e orizzonti tematici - le proposte di questa edizione dipingono un panorma particolarmente originale: capacità di esprimere nuove tendenze rispetto agli stereotipi dei generi teatrali più praticati; l'apertura verso strumenti popolari (dai burattini al melodramma); l'interrogarsi sulle convenzioni teatrali. Data la complessità del panorama emerso e la diversificazione delle proposte, oltre ai due progetti vincitori vincitori e alle due segnalazioni speciali che andranno a formare la Generazione Scenario 2009, la Giuria ha deciso di esprimere due menzioni, riferite rispettivamente al percorso Scenario e al percorso Scenario per Ustica.

I due progetti vincitori e i due segnalati debuttano come spettacoli compiuti a VIE Scena Contemporanea Festival (Modena, 13-14-15-16 ottobre 2009), dando vita alla Generazione Scenario 2009

 

vincitore del Premio Scenario 2009:

scenariogenerazione_pinkPink, Me & The Roses di Codice Ivan (Bolzano)
drammaturgia originale collettiva di e con Anna Destefanis Leonardo Mazzi Benno Steinegger

Le motivazioni
Porsi una domanda sull'arte, mentre l'arte ci interroga sulla nostra irriducibile natura. Riflettere su cos'è che non procede mentre il decadimento non si ferma mai. Guardarsi sfiorire nel luogo della bellezza. E non sapere da dove cominciare. I giovani di Codice Ivan sembrano accedere al teatro da ingressi decentrati e disorientanti che, assunti in piena consapevolezza, offrono un'angolazione speciale allo sguardo, una libertà che dischiude le valvole del processo creativo fino al suo grado di immediatezza. Così, la favola antica sull'impossibile collaborazione fra la rana e lo scorpione apre la scena alle domande sul perché tutti i nostri tentativi di dialogo sembrino destinati all'insuccesso; e sul perché sia proprio il linguaggio a segnarne il fallimento. Ma forse c'è un fattore umano che può ribaltare le prospettive più scontate e tetragone. Bisogna riportare questo fattore sulla scena, magari a partire dallo spettatore. Così il palco svuotato, anziché mostrarsi come luogo di spopolamento, può farsi luogo dell'accoglienza.

Lo Spettacolo
Pink, Me & The Roses è un decadimento. Un "concerto" in cui il vecchio rocker suona musica che parla di musica. La morte-suicidio dello pseudo-attore e della pseudo-scena. Tutto sembra tendere al basso, distruggersi e ricomporsi in un gioco senza storia. Pink, Me & The Roses è - un palloncino - una parrucca - una poltrona - un golf - del linoleum - un coltello in una bocca - del pvc - un trespallet - due tacchi - e anche… un occhio di bue su due ruote. Ma Pink, Me & The Roses è anche e soprattutto un palloncino che esplode, il tutto che procede, comunque, a strattoni e per continui inceppi, in un dispositivo in cui l'errore è inevitabile e accettato come tale. Pink, Me & The Roses non solo rivela ciò che succede dietro le quinte, ma anche come si è arrivati alla messa in scena: il processo.


Le Segnalazioni Speciali del Premio Scenario 2009 (in ordine di presentazione alla Finale)

scenariogenerazione_tempestaTEMPESTA di Anagoor (Castelfranco Veneto - Treviso)
con Anna Bragagnolo Pierantonio Bragagnolo
scrittura Simone Derai Eloisa Bressan
regia Simone Derai

Le motivazioni
Per la preziosa indicazione di una scena ove appare possibile coniugare radicamento e modernità, immagine del corpo e concreta presenza della carne dell'attore. Teatro radicato, dove il rapporto inquieto e appassionato con la natura è mediato dall'arte, come scrigno capace di custodire la memoria individuale e collettiva del proprio territorio. Il radicamento si compie qui grazie a una attenta cura compositiva che ruba alla pittura di Giorgione lo stupore del tempo fermato a interrogare la condizione dell'esistenza presente e l'alchimia della traformazione possibile. L'arte si affianca alla terra a restituirci le nostre radici.

Lo Spettacolo
La costruzione drammaturgica e l'invenzione iconografica dello spettacolo, prendono le mosse dallo studio della composizione e dei temi nell'opera giorgionesca, tuttavia - lungi dal voler creare un percorso teatrale sulla figura di Giorgione e sulla sua opera - ambiscono ad approdare a una creazione assoluta, libera e indipendente.
Giorgione rappresenta una sensibilità artistica e spirituale in cui riconoscersi. La nostalgia per un'età della terra e della polvere e il tentativo di conciliarla con la modernità, comprendendo la profonda frattura e le tensioni che questa frattura continua incessantemente a esercitare nel profondo della nostra società, caratterizza da tempo, come una linfa comune.
Alle previsioni astrologiche dei cieli del primo lustro del XVI secolo si sostituiscono i segni dell'incombente contemporaneo, ma la condizione umana di cosciente essere effimero (che dura un giorno) rimane il primo motore dell'angoscia e dei suoi risvolti più sublimi: l'arte e la poesia.

scenariogenerazione_atuaimmagineA TUA IMMAGINE di Davide Gorla, Enrico Ballardini, Giulia D'Imperio (Varedo - Milano)progetto drammaturgico Davide Gorla
diretto e interpretato da Davide Gorla, Enrico Ballardini Giulia D'Imperio

Le motivazioni
Un inedito e scatenato terzetto di personaggi e di attori invade la scena all'interno di una drammaturgia visionaria, in cui gli uomini interrogano la propria storia, il retaggio delle culture irrigidite, le mistificazioni operate sul nome e in nome di Dio, e dove invece, chi umano non è, mostra improvvise debolezze, cedimenti e calcoli di parte. Una messa in scena leggera e profonda, dove una ricerca d'attore, che evoca i linguaggi del cabaret e del pastiche comico, incontra un livello di pensiero complesso e inusuale raccogliendo e rilanciando suggestioni da Goethe, Saramago e Pessoa per approdare a un'ipotesi inedita.

Lo Spettacolo

Circondati dalle nebbie di un non luogo, personaggi altolocatissimi. Il primo è venuto per chieder conto al padre di quali siano i doveri e i privilegi che comporta questo essere figlio suo. Il secondo, il padre, sembra tergiversare dinanzi a queste richieste. Infine il terzo è venuto perché anch'egli può trarre degli interessi da questa unione. Ed è proprio il terzo personaggio, questo diavolo, un po' triste e un po' ironico, a introdurre in un quadro famigliare terribile: quello di Lui, di Dio e di suo figlio Gesù. Parla di un Dio pessimo, ambizioso e insensibile più di chiunque altro alla pena e al dolore. Unico suo scopo, dominare sulle genti. Ben vengano, se utili, il sacrificio dell'unico figlio e altre nefandezze, tali da far sperare al diavolo stesso che non venga attribuita a lui la colpa di tutto questo.

 

vincitore del Premio Scenario per Ustica 2009

È BELLO VIVERE LIBERI!


Menzioni ai seguenti progetti (in ordine di presentazione alla Finale)

COME BESTIE CHE CERCANO BESTIE di Imama (Roma)

COSMOPOLIS. Psicopatologie della vita metropolitana di Baloon Performing Club (Torino).

 

Associazione Scenario
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