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coreografi italiani all'estero teatro valle
mercoledì 30 gennaio, ore 20.45 Maria Donata D'Urso Francia>Italia LAPSUS concezione, coreografia e interpretazione Maria Donata D'Urso creazione luci Caty Olive creazione sonora Vincent Epplay scenografia Maria Donata d'Urso assistente Elise Capdenat direzione generale Erik Houllier direzione di palcoscenico Fabrice Le Fur produzione disorienta produzione delegata lelabo coproduzione Rencontres Chorégraphiques Internationales de Seine Saint Denis Centre Chorégraphique National du Havre Fondazione Fabbrica Europa , Firenze MC2 , Grenoble con il sostegno di DRAC Île-de-France - Ministère de la Culture et de la Communication e di Ménagerie de Verre , Parc de La Villette , Centre National de la Danse e dell' ARCAL per il prestito degli studi
durata 50'
Dopo gli assoli Pezzo O (due) , in cui la pelle, come livello zero di rappresentazione, era la sola superficie di visibilità su cui si iscrivevano gli avvenimenti e i segni del corpo, e Collection particulière , dove la relazione con una superficie d'appoggio orizzontale metteva in luce la dinamica della gravità come forza generatrice di forme e di accadimenti, Maria Donata D'Urso crea con Lapsus un terzo solo che indaga i cardini del rapporto tra il corpo e lo spazio circostante. Una superficie curva permette all'artista di sviluppare la relazione con un volume vuoto ma sensibile e visibile, dove i punti di riferimento restano instabili. La disposizione delle luci crea dinamiche che agiscono sulla superficie della pelle per mettere in rilievo il transito da un livello di profondità all'altro, e testimoniare il passaggio della figura al volume che la contiene. Il suono, che proviene da diverse materie e fonti di vibrazione, dialoga con il corpo e interagisce con la percezione del limite della pelle. Privandolo di ogni funzione illustrativa o narrativa, il lavoro di Maria Donata D'Urso sul corpo non mira a costruire un'astrazione ma ad avvicinare lo spettatore alla sua percezione, sottraendo tutto ciò che costringe lo sguardo a un riconoscimento senza equivoci. E come un lapsus rivela l'inconscio nel linguaggio verbale, così il corpo va alla ricerca delle sue figure nascoste, che si lasciano percepire solo in modo oscuro, fuggevole, attraverso il movimento, dinamico o impercettibile, che rivela ciò che si trama nell'oscuro spazio del desiderio.
Maria Donata D'Urso Nata a Catania, si forma alla Facoltà di Architettura e al Centro Professionale di Danza Contemporanea di Roma, dove incontra Steve Paxton. Nel 1985 si trasferisce a New York dove lavora con Richard Haisma (Compagnia Alwin Nikolais) e studia con Merce Cunningham. Nel 1988 si stabilisce a Parigi e partecipa alle prime creazioni di Paco Decina, che nel 1997 crea per lei il solo Ombre portée . Lavora con Jean Gaudin, Hubert Colas, Francesca Lattuada, Marco Berrettini. Tra il 1990 e il 2000 si perfeziona in energetica cinese. Nel '94 crea con Philippe Riera La bella grande libertà-Nord . Del 1999 è Pezzo O , inspirato dall'incontro con Laurent Goldring. Tra il 2000 e il 2005 lavora con Christian Rizzo e collabora con res publica alla realizzazione di performance interattive. Nel giugno 2002 crea a Lisbona il solo Pezzo 0 (due) , presentato in Francia e all'estero, e Sculpture mobile n.2 in collaborazione con Laurent Goldring. Successivamente fonda una sua struttura – disorienta – per sviluppare progetti personali: Collection particulière , del 2005, è stato presentato in vari contesti internazionali, tra cui i Rencontres Internationales Chorégraphiques de Seine-Saint-Denis, la Biennale di Venezia, Fabbrica Europa. Gli assoli di Maria Donata D'Urso si presentano come paesaggi. Pazientemente forgiati da una coscienza fisica interna, propongono un corpo che si espone in maniera singolare, svelato dalla luce come una affascinante scultura vivente.
venerdì 1 febbraio, ore 19.00 Giulia Mureddu Olanda>Italia MIGHTY MATPOGO coreografia Giulia Mureddu danza Katerina Dietzova , Hilde Elbers , Kay Patru musica Mat Pogo luci Roland van Ulden drammaturgia Robin Tunca assistenza Gaia Gonnelli
durata 45'
Mighty MatPogo si ispira all'idea del fallimento come qualcosa di intrinseco alla vita. Sin dalla nascita, infatti, in ogni azione siamo accompagnati dal rischio di fallire. Impariamo e progrediamo grazie alla possibilità di non riuscire. Fallire all'inizio può sembrare naturale e innocente, come quando un bambino impara a camminare, ma prima o poi il fallimento assume inesorabilmente l'aspetto di un tabù e, in una società come la nostra, in cui le regole sono dettate dal successo, diventa qualcosa di cui ci si deve vergognare, ragion per cui tutti sviluppano la tendenza a evitare il fallimento. La coreografia coinvolge quattro interpreti, tre danzatori e il musicista/cantante Mat Pogo, la cui arte varia da suoni animaleschi a sospiri e balbettamenti umani, da melodie a testi recitati o decantati. Oltre alle sue qualità di artista vocale, il musicista ricorre alla sua esperienza di dj e radio-artista. Così, in Mighty MatPogo si avvicendano e si fondono continuamente musica, suono, elementi aneddotici e narrativi.
Giulia Mureddu Nata a Roma nel 1973, nel 1991 lascia l'Italia per studiare alla Theaterschool di Amsterdam, dove si diploma nel 1995 presso il Dipartimento di teatro e danza. Da allora intraprende una intensa carriera di danzatrice, lavorando con diverse compagnie olandesi di fama internazionale, tra le quali Shusaku Takeuchi, Paul Selwin Norton, Rogie & Company, Hans Hof Ensemble, Dylan Newcomb, Leine & Roebana, Anouk van Dijk e Gabriella Maiorino. Parallelamente, dal 1996, si dedica alla ricerca coreografica, esordendo con And Igor saw everything , lavoro presentato al festival Cadance 1996 a L'Aja e successivamente incluso nella serie Jonge Theatermakers in Olanda. Nel 2000 firma il suo primo assolo, Grief-one , seguito nel 2002 da Learn to drown , che è stato rappresentato in vari teatri olandesi e al festival Shortformats di Milano. Nel 2005 lavora alla prima fase di ricerca di Plugged , su commissione del Fonds voor Amateur en Podiumkunsten e di DWA. A partire dal gennaio 2006 prende parte al programma ACE (Advanced Choreografic Exploration), un percorso coreografico di due anni in seno al Danswerkplaats. In questo ambito porta a termine la coreografia Plugged e collabora con la marionettista Ulrike Quade per la realizzazione del solo Bava , rappresentato ad Amsterdam, a L'Aja e al festival Fabbrica Europa. Nel corso del 2007, grazie al supporto e ai finanziamenti del governo olandese, conclude il suo nuovo lavoro, Mighty MatPogo , che debutta in ottobre. In questa stagione è coreografa-ospite per la compagnia Krisztina de Chatel (Olanda) con la coreografia Beige , che ha debuttato il 16 novembre 2007 con successivo tour in Olanda e che nella primavera 2008 sarà in Medio Oriente. Giulia Mureddu è uno dei coreografi fondatori responsabili del nuovo laboratorio di ricerca Danslab a L'Aja.
domenica 3 febbraio, ore 16.45 Francesco Scavetta Norvegia>Italia Wee Company HEY DUDE, LET'S STICK AROUND A BIT LONGER THIS TIME ideazione e coreografie Francesco Scavetta musiche e live electronics Luigi Ceccarelli creato in collaborazione con i danzatori Gry Kipperberg , Christine Kjellberg , Sittibancha Bampen/Juan Dante Murillo Bobadilla , Sissel Bjørkli/Arnulfo Pardo Ravagli e il violinista Diego Conti//Federica Vignoni (violino elettrico) light design Stefano Stacchini costumi Birgitte Lie scene Francesco Scavetta produzione Gry Kipperberg foto Lauri Kulpsoo , Wee co-produzione Dansens Hus-National Scene for Dance/Norway , Teatro Comunale di Ferrara , San Marino Teatro , Edison Studio in collaborazione con Eclectica Festival (Estonia) , Contemporary Dance Festival of Oslo (CODA) , Corte Ospitale di Rubiera con il supporto del Norwegian Arts Council , Fond for lyd og bilde , Found for performing artists , Norwegian Foreign Affairs , the Italian Institute of Culture Norway
durata 75'
Hey dude, let's stick around a bit longer this time lascia una strana sensazione addosso: un'atmosfera da fine estate, quando ormai le vacanze sono finite ed è tempo di tornare a casa. In un paesaggio naturale – una sorta di spiaggia dal fondo irregolare, quasi la ricostruzione di un esterno in un teatro di posa – lo spettacolo si interroga sull'identità giovanile attraverso uno sguardo disincantato e volutamente adolescenziale. Tra citazioni di film, sit-com e videogame, l'azione è concepita secondo un ordine non cronologico in cui la struttura narrativa è continuamente frammentata. In un altrove poetico, dove la presenza della sabbia è vissuta come elemento naturale, ma allo stesso tempo come consapevole metafora della finzione, il confronto fisico con l'instabilità, dovuto all'irregolarità del fondo del terreno, diventa stimolo creativo alla ricerca di un movimento fluido e disarticolato, che include il gesto quotidiano. Con Hey dude continua la collaborazione di Francesco Scavetta con il compositore Luigi Ceccarelli, iniziata con lo spettacolo live* che, nato su commissione della Biennale di Venezia, è stato in seguito premiato al Concorso Internazionale di Musica elettroacustica di Bourges. La musica ha come elemento fondamentale l'elaborazione digitale del violino elettrico, suonato dal vivo da Diego Conti, che diviene un multiforme generatore di nuove sonorità, insieme arcaiche ed elettroniche. A esso si aggiungono i suoni della scena e dei video, naturali o sintetici, rielaborati e riproposti come fossero filtrati dalla percezione dei personaggi. Il risultato è un mix di danza, testo e musica elettronica che, impregnato di cultura hip hop e di senso di noia, crea in chi guarda un'alternanza di empatia e spaesamento.
Francesco Scavetta Nato a Salerno, studia all'Accademia Nazionale di Danza di Roma, dove si laurea anche in Storia del Teatro e dello Spettacolo all'Università La Sapienza. Nel suo percorso creativo è particolarmente significativo l'incontro con coreografi e maestri del calibro di Anne Theresa De Keersmaeker (Rosas), Giorgio Rossi, Dominique Dupuy, Adriana Borriello, Lans Gries (Compagnia Trisha Brown). Nel 1999, a Oslo, fonda insieme alla danzatrice Gry Kipperberg la compagnia Wee che in pochi anni si impone come una delle formazioni più importanti della scena norvegese. Le produzioni del gruppo, realizzate con il sostegno del governo e spesso frutto di coproduzioni internazionali, mescolano azione teatrale e danza, animate da una costante curiosità per le diverse forme dell'arte. Passando dalle delicate memorie di Daddy always wanted me to grow a pair of wings (1998) al complesso impianto tecnologico di live* , solo creato nel 2002 per la Biennale di Venezia, Scavetta conserva un modo personale di raccontare storie che è stato spesso associato all'atmosfera del sogno e del gioco infantile.
BIGLIETTI € 10 intero € 8 ridotto Mini abbonamento ai 3 spettacoli posto unico € 20 intero € 16 ridotto
Teatro Valle | via del Teatro Valle 21 Roma tel. 8000.11.616 | biglietteria 06.68803794 www.teatrovalle.it
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